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La ID. Golf slitta ancora: i motivi della scelta di Volkswagen

Rimandata la Golf elettrica: la nuova piattaforma SSP e l’arrivo di tre modelli nel 2026 rendono il rinvio una scelta strategica ponderata.
La Volkswagen ID. Golf non arriverà nel 2028. Lo ha dichiarato senza mezzi termini il ceo del marchio Thomas Schäfer durante un evento a Londra, confermando che la berlina elettrica di riferimento del gruppo non è attesa prima del 2030. Alla base della decisione, una combinazione di fattori produttivi e commerciali che ridefinisce le priorità della casa di Wolfsburg per i prossimi anni.
Tre nuovi modelli elettrici in arrivo nel 2026
Secondo Schäfer, il rinvio non nasce da difficoltà di mercato, ma da una precisa logica di pianificazione dell’offerta. “Non abbiamo più bisogno di una Golf elettrica nel 2028”: con queste parole il numero uno del marchio ha sottolineato come la gamma attuale sia già in grado di coprire le esigenze dei clienti.
A rafforzare questa posizione, nel 2026 sono attesi tre nuovi modelli a batteria: la ID. Polo, la ID.3 Neo e la imminente ID. Cross. L’ingresso di queste vetture sul mercato richiede tempo e spazio commerciale sufficiente per consolidarsi, e l’arrivo anticipato della ID. Golf avrebbe rischiato di cannibalizzare un segmento già in movimento.

La piattaforma SSP: ritardi tecnici e nuove priorità
Il rinvio della ID. Golf è strettamente legato anche ai contrattempi nello sviluppo della piattaforma SSP, l’architettura modulare a 800 volt che costituirà la base tecnica della futura Golf elettrica. La SSP promette compatibilità con batterie di nuova generazione e integra un sistema software sviluppato in collaborazione con Rivian, ma i problemi emersi durante la fase di sviluppo hanno fatto slittare l’intera tabella di marcia.
Nei piani originali, la piattaforma avrebbe dovuto debuttare nel corso del 2025. I ritardi accumulati fanno ora prevedere che i primi veicoli con architettura SSP non arrivino prima del 2028, e con una precisa gerarchia: la priorità andrà ai marchi premium del gruppo, ovvero Audi e Porsche, prima che la tecnologia venga estesa ai brand generalisti come Volkswagen.
Economia di scala e pressione dei costruttori cinesi
Schäfer ha anche affrontato il tema della sostenibilità economica del progetto. Senza volumi di produzione elevati, ha spiegato, sarebbe impossibile ottenere margini paragonabili a quelli dei veicoli tradizionali, rendendo l’intera operazione non competitiva.
Un ulteriore elemento di pressione arriva dalla concorrenza: l’ingresso massiccio dei produttori cinesi nel segmento elettrico ha imposto al Gruppo Volkswagen una revisione delle strategie di prezzo, con una conseguente ottimizzazione dei costi legati alla piattaforma, degli investimenti e delle spese per i materiali. Un aggiustamento necessario per garantire la redditività a lungo termine del progetto.
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