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Allarme carburanti: scorte mondiali al minimo, benzina sempre più cara

Saudi Aramco registra profitti record nel primo trimestre 2026: per gli automobilisti europei aumenta il rischio di rincari alla pompa.
Il mercato globale dei carburanti affronta oggi una delle fasi più delicate degli ultimi anni, con le riserve mondiali di benzina e jet fuel scese a livelli definiti “critici” dai vertici di Saudi Aramco. Dall’inizio della crisi geopolitica in corso, le scorte globali hanno perso circa un miliardo di barili, e il CEO Amin Nasser ha avvertito che la stabilizzazione del mercato potrebbe non arrivare prima del 2027. In questo clima di forte incertezza, il colosso saudita ha paradossalmente registrato i migliori risultati finanziari della sua storia recente, con ricavi complessivi oltre 115 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2026.
Cosa spinge i prezzi del greggio verso l’alto
La crisi energetica in atto non nasce dal nulla. L’escalation delle tensioni tra Stati Uniti, Iran e i rispettivi alleati regionali ha riportato le quotazioni del greggio vicino o oltre i 100 dollari al barile, ridisegnando l’intera mappa degli approvvigionamenti globali. Lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è diventato uno snodo ad altissimo rischio, con attacchi militari e instabilità che minacciano la regolarità dei flussi commerciali.

A fare la differenza per Aramco è stata la disponibilità dell’oleodotto Est-Ovest, un’infrastruttura strategica capace di convogliare fino a 7 milioni di barili al giorno verso il Mar Rosso, bypassando completamente Hormuz. Questa rotta alternativa ha blindato la continuità delle forniture saudite, anche nei momenti di maggiore tensione nel Golfo Persico.
Bilanci record, ma a quale costo per i consumatori
L’utile netto rettificato di Aramco è cresciuto di circa il 26% su base annua, con profitti trimestrali che hanno superato i 120 miliardi di riyal (l’equivalente di 32-33 miliardi di dollari). Risultati che hanno battuto le attese degli analisti e che riflettono quanto l’aumento delle quotazioni abbia compensato qualsiasi riduzione dei volumi esportati. La compagnia ha inoltre confermato investimenti superiori a 12 miliardi di dollari a trimestre, a sostegno di produzione, logistica e capacità industriale.
Per gli automobilisti europei, e italiani in particolare, il rovescio della medaglia è una crescente volatilità dei prezzi alla pompa. Benzina e diesel restano gli asset più vulnerabili agli shock geopolitici: bastano tensioni sulle rotte di approvvigionamento per innescare rincari immediati. Il tutto mentre l’industria automotive accelera sull’elettrificazione, ma i dati di Aramco ricordano che la domanda di combustibili fossili nei mercati globali, maturi o emergenti, è ancora ben lontana dall’esaurirsi.
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