News
Dazi, Trump attacca l’UE: la minaccia del presidente USA

Nuovi dazi americani: la minaccia di Trump al 25% fa tremare i costruttori del europei e riapre lo scontro commerciale con Bruxelles.
La Corte Suprema degli Stati Uniti aveva appena aperto la strada a rimborsi miliardari per gruppi come Stellantis e Mercedes, dichiarando illegali alcuni dei precedenti prelievi doganali. Un segnale di distensione durato poco: il presidente Donald Trump ha rilancito minacciando di portare i dazi sulle auto importate dall’Unione Europea dall’attuale 15% al 25%, riaprendo uno scontro commerciale con conseguenze potenzialmente gravi per l’intero settore automotive continentale.
I numeri che pesano: profitti a rischio e prezzi in salita
Le proiezioni elaborate da Bernstein Research e citate da Automotive News tratteggiano uno scenario pesante. Nel 2026 l’industria automobilistica europea potrebbe perdere circa 3,5 miliardi di euro di profitti, una cifra destinata a salire a 5,7 miliardi nel 2027 in caso di applicazione effettiva del nuovo regime tariffario.
A livello di singoli gruppi, Stellantis è quella che rischia il colpo più duro, con un calo stimato dell’utile operativo del 21% già nel prossimo anno. Porsche potrebbe accusare una flessione del 16% nel 2026, che peggiorerebbe al 21% nel 2027. Per Mercedes e BMW le stime indicano erosioni dei margini comprese tra il 12% e il 18%. Non è escluso, inoltre, che almeno la metà di questi costi aggiuntivi venga scaricata sui consumatori finali, con un rialzo dei prezzi capace di frenare la domanda in un mercato che vale oltre il 18% delle esportazioni auto dell’UE.

Porsche e Audi in prima linea: nessuno stabilimento in America
La vulnerabilità non è uguale per tutti. I marchi più esposti sono quelli che non dispongono di impianti produttivi negli Stati Uniti: in cima alla lista figurano Porsche e Audi, la cui dipendenza totale dalle esportazioni dirette li trasforma in bersagli immediati di qualsiasi inasprimento doganale.
La strategia di Washington appare esplicita: la pressione tariffaria mira a spingere i grandi costruttori europei a delocalizzare la produzione sul suolo americano in tempi rapidi. Un obiettivo strutturale che va ben oltre la singola disputa negoziale e che cambia le coordinate industriali del settore a lungo termine.
L’accordo del 2025 e la corsa diplomatica per evitare il peggio
Al centro della contesa c’è l’intesa siglata nel settembre 2025, quando le tariffe erano già state abbassate dal 27,5% al 15% in cambio della rimozione dei dazi europei sui prodotti industriali americani. Washington accusa ora Bruxelles di rallentare deliberatamente l’iter legislativo necessario alla ratifica definitiva, alimentando l’impazienza dell’amministrazione americana.
Con un round negoziale già fissato nelle prossime settimane, l’ACEA, l’associazione che riunisce i costruttori europei, ha lanciato un appello urgente affinché le parti trovino un accordo prima che la situazione degeneri ulteriormente. Il clima rimane teso: nonostante il parziale sollievo legale garantito dalla Corte Suprema, l’industria del Vecchio Continente sa che le prossime settimane saranno decisive per il futuro della mobilità transatlantica.
Clicca qui per iscriverti al nostro canale Telegram
Clicca qui per mettere "mi piace" alla nostra pagina Facebook
Riproduzione riservata © - MM














