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Alex Zanardi è morto a 59 anni: addio al campione che non si arrese mai

Una vita oltre ogni limite: il pilota di Formula 1 diventato campione paralimpico che ha trasformato ogni caduta in un nuovo inizio.
Una vita intera trascorsa a sfidare i propri limiti, a rialzarsi ogni volta che il destino sembrava avere l’ultima parola. Alex Zanardi ci ha lasciato dopo sei anni di lotta durissima contro le conseguenze dell’incidente del 2020, lo stesso giorno in cui, 32 anni fa, moriva Ayrton Senna. La famiglia ha comunicato la notizia con una nota in cui ringrazia quanti, nelle ore successive, hanno espresso vicinanza e affetto. I funerali si terranno martedì 5 maggio 2026 alle 11 nella Basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle, a Padova.
Dalla Formula 1 alle Paralimpiadi: una carriera senza confini
Nato a Bologna nel 1966 da padre idraulico e madre sarta, Zanardi si avvicina alla velocità fin da ragazzo. A 14 anni riceve il primo kart in regalo dal padre, e da quel momento la sua traiettoria sportiva non si ferma più. Dopo le categorie minori, nel 1991 approda in Formula 1 con la Jordan, rimane nel Circus fino al 1994, gareggiando anche per la Lotus. I risultati non corrispondono alle aspettative e il pilota bolognese vola negli Stati Uniti, dove trova consacrazione nella Formula Cart: tra il 1996 e il 1998 disputa le sue stagioni più brillanti. Nel 1999 Frank Williams lo richiama in Formula 1, ma il ritorno non porta fortuna. La carriera nel motorsport si chiude con 44 Gran Premi e un solo punto all’attivo.
Nemmeno la perdita della sorella maggiore, vittima di un incidente stradale nel 1979, lo aveva distolto dalla passione per le corse. Un dettaglio che dice molto del carattere di quest’uomo.

Il Lausitzring, la rinascita e i trionfi paralimpici
Il 15 settembre 2001, durante una gara del campionato Champ Car al Lausitzring in Germania, Zanardi perde il controllo della vettura: il pilota Alex Tagliani lo centra in pieno. L’impatto gli costa l’amputazione di entrambi gli arti inferiori. Rischia di morire dissanguato, ma non perde mai conoscenza. Trasportato d’urgenza in un ospedale di Berlino, affronta 16 interventi chirurgici e 7 arresti cardiaci.
Quello che per chiunque altro avrebbe potuto essere la fine, per Zanardi diventa un nuovo punto di partenza. Abbraccia il paraciclismo, disciplina con cui conquista quattro ori alle Paralimpiadi di Londra 2012 e Rio 2016, oltre a otto titoli mondiali su strada. Nel tempo si dedica anche a libri autobiografici e alla conduzione televisiva del programma “Sfide”.
L’ultimo incidente e i sei anni di battaglie fino alla fine
Il 19 giugno 2020, lungo la Statale 146 nei pressi di Pienza, in Toscana, Zanardi partecipa a una staffetta di beneficenza in handbike da lui stesso organizzata. Perde il controllo del mezzo e si scontra frontalmente con un camion proveniente dalla corsia opposta. Le condizioni sono disperate. Dopo numerosi interventi, trascorre oltre un mese in coma, viene trasferito prima in un centro specializzato di Lecco, poi in terapia intensiva al San Raffaele di Milano.
A gennaio 2021 riacquista conoscenza. La moglie Daniela e il figlio Niccolò lo proteggono dal clamore mediatico, permettendogli di trascorrere il Natale a casa. Negli anni successivi le condizioni restano fragili, in un lento logoramento che si conclude ora. “L’ennesima, preziosa testimonianza di come Alex sia riuscito a trasmettere nel modo più profondo il suo fortissimo messaggio di vita”, scrive la famiglia nel comunicato. Un messaggio che, al di là dei confini dello sport, appartiene ormai a tutti.
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