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Aria condizionata: l’errore che commettono 9 automobilisti su 10

Aria viziata e riflessi lenti? La colpa è di un banale errore con il climatizzatore che rovina il viaggio. Ecco come evitarlo.
Quando le temperature estive salgono, la prima reazione salendo in auto è quella di attivare l’aria condizionata al massimo e premere il tasto del ricircolo dell’aria, lasciandolo acceso per l’intera durata del tragitto. Un’abitudine diffusissima, quasi automatica, che però nasconde conseguenze concrete sulla sicurezza stradale e sul benessere di chi guida. Conoscere il funzionamento corretto di questo comando è molto più importante di quanto si pensi.
Il ricircolo dell’aria: cosa fa e perché può diventare un problema
Il tasto del ricircolo agisce chiudendo le prese d’aria esterne e facendo girare nell’abitacolo solo l’aria già presente al suo interno. Questa funzione, se gestita correttamente, offre vantaggi reali; se ignorata o lasciata sempre attiva, produce effetti negativi.
Il problema principale riguarda la concentrazione di anidride carbonica (CO₂). In un ambiente chiuso e piccolo come un’auto, dopo appena venti minuti con il ricircolo sempre inserito, i livelli di CO₂ aumentano rapidamente. Il risultato è aria viziata, una riduzione dell’ossigeno disponibile per il cervello e, di conseguenza, un calo dell’attenzione e un aumento della sonnolenza alla guida, con riflessi compromessi in modo paragonabile a quelli causati da un lieve stato di ebbrezza.

Quando conviene attivarlo e quando è meglio spegnerlo
Il ricircolo non va demonizzato: usato nel momento giusto, è uno strumento utile. Nel traffico urbano intenso, nei tunnel o quando si viaggia dietro a veicoli pesanti a gasolio, attivarlo impedisce a polveri sottili, fumi di scarico e odori sgradevoli di entrare nell’abitacolo, proteggendo la qualità dell’aria che si respira.
Al contrario, su percorsi autostradali o durante viaggi lunghi, è preferibile mantenerlo spento per garantire un ricambio d’aria costante ed evitare anche l’appannamento dei vetri, fenomeno frequente in condizioni di umidità elevata. Subito dopo essere saliti in auto, con l’abitacolo surriscaldato, la strategia più efficace è aprire i finestrini per qualche istante, far fuoriuscire l’aria calda accumulata e solo in seguito chiuderli e attivare il ricircolo per accelerare il raffreddamento.
Il vantaggio sui consumi che in pochi considerano
C’è un ulteriore aspetto spesso trascurato: l’uso consapevole del ricircolo incide direttamente sul consumo di carburante. Raffreddare aria che si trova già parzialmente a temperatura ambiente richiede uno sforzo minore al compressore dell’impianto di climatizzazione rispetto al trattare aria esterna a 40 gradi.
La strategia ottimale prevede di usarlo per i primi dieci minuti di guida, per abbattere rapidamente il calore accumulato, poi di disattivarlo per mantenere un flusso d’aria pulita e fresca. Chi dispone di un sistema di climatizzazione automatico può affidarsi alla gestione integrata del veicolo, ma è comunque importante verificare che la spia del ricircolo non rimanga accesa per ore: quando accade, è il momento di intervenire manualmente e ripristinare il flusso d’aria dall’esterno.
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