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Distributori senza carburante: cosa sta succedendo in Italia?

Dietro i cartelli “benzina esaurita” c’è un meccanismo preciso che nulla ha a che fare con una carenza strutturale di carburante.
Il motivo per cui centinaia di distributori italiani si sono ritrovati senza benzina verde nel giro di pochi giorni non va cercato in un’emergenza delle scorte nazionali. Il carburante c’è e continua ad arrivare regolarmente. Ciò che ha mandato in tilt alcuni impianti è stato un effetto domino innescato dalla disparità dei prezzi: gli automobilisti si sono concentrati sulle stazioni più convenienti, prosciugandole prima dei rifornimenti programmati. Un meccanismo che non si vedeva in Italia dagli anni Settanta della crisi petrolifera.
Prezzi a due velocità: chi ha tagliato e chi no
Il decreto del 23 marzo 2026 ha stabilito uno sconto di 25 centesimi al litro (IVA inclusa) per venti giorni, ma la sua applicazione è stata tutt’altro che uniforme. I dati dell’Osservatorio del Ministero rivelano che, nelle prime giornate successive all’entrata in vigore, solo il 60% degli impianti aveva aggiornato i listini al ribasso. L’11,4% aveva addirittura alzato i prezzi, percentuale poi ricondotta al 4,5% grazie ai controlli della Guardia di Finanza.
Questa disomogeneità ha creato una mappa del risparmio molto selettiva. I distributori a marchio Eni si sono distinti per i prezzi più bassi: benzina verde al self-service a 1,640 euro al litro contro la media di settore di 1,711 euro, e gasolio a 1,888 euro rispetto agli 1,977 euro di media. Un divario sufficiente a dirottare su quegli impianti un flusso di clienti che i distributori non erano strutturalmente preparati ad assorbire.

Il Comasco come specchio di un fenomeno nazionale
Il fine settimana del 21-22 marzo ha reso visibile in modo eclatante quanto stava accadendo in tutta Italia. Nella provincia di Como numerosi distributori hanno affisso i cartelli “benzina esaurita”, con segnalazioni social che si moltiplicano ancora oggi, corredate da foto di pompe ferme. A restare senza scorte è stata in particolare la benzina verde, mentre il gasolio era ancora disponibile. Gli impianti colpiti sono gli stessi con i prezzi più competitivi: soprattutto Eni e Conad, ora in attesa dei rifornimenti dalle cisterne.
Greggio alle stelle e accise: un sollievo parziale
Sullo sfondo di tutta questa vicenda c’è il contesto internazionale che ha spinto il governo ad intervenire con il decreto. La guerra in Iran ha tenuto chiuso lo Stretto di Hormuz, riportando le quotazioni del petrolio su livelli raramente raggiunti negli ultimi anni: il Brent ha toccato 109,55 dollari al barile il 22 marzo, con un balzo superiore al 5% in una settimana. Lo sconto sulle accise, nei fatti, è già in larga parte eroso dal rincaro del greggio. Finché i prezzi tra gli impianti resteranno così divergenti e le cisterne non torneranno ai livelli abituali, il fenomeno dei distributori a secco è destinato a ripresentarsi.
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