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Ferrari, stop alle consegne in Medio Oriente. 20 miliardi bruciati in 12 mesi

Ferrari rallenta in Medio Oriente per il conflitto bellico: in un anno il gruppo perde oltre 20 miliardi di capitalizzazione.
Il crollo di oltre il 30% delle quotazioni in dodici mesi racconta una fase delicata per Ferrari, acuita ora da una nuova variabile geopolitica. Le operazioni militari in corso nella regione mediorientale hanno costretto la casa di Maranello a interrompere parte dei propri canali di distribuzione, con ricadute dirette su un mercato strategico. Dietro la crisi di breve periodo si intravede un quadro più ampio, fatto di aspettative ridimensionate e valutazioni di borsa in profonda trasformazione.
Un piano industriale giudicato troppo prudente
La discesa del titolo in borsa precede la crisi mediorientale e affonda le radici nell’autunno scorso, quando l’amministratore delegato Benedetto Vigna ha presentato il piano industriale del gruppo. Il mercato ha accolto quelle proiezioni con freddezza, ritenendole insufficientemente ambiziose rispetto agli standard a cui Ferrari aveva abituato gli investitori negli anni precedenti.
Tra gli analisti del settore, l’interpretazione prevalente è che sia in corso una normalizzazione dei multipli di valutazione, gonfiati in passato da aspettative forse eccessive. Un anno fa, quando Exor cedeva il 4% del capitale incassando 3 miliardi di euro, la capitalizzazione di Ferrari valeva 76 miliardi. Oggi il gruppo vale meno di 54 miliardi: in dodici mesi sono andati in fumo oltre 20 miliardi di euro.

Le guidance aggiornate per il 2026
In occasione della più recente comunicazione dei dati di bilancio, Ferrari ha rivisto le proprie stime prospettiche. Per il 2026 il gruppo prevede ricavi per 7,5 miliardi di euro e un utile diluito per azione pari o superiore a 9,45 euro. Sul fronte della redditività operativa, l’Ebitda atteso è di 2,93 miliardi di euro con margine al 39%, mentre l’Ebit dovrebbe raggiungere 2,22 miliardi di euro con margine al 29,5%. Il free cash flow da attività industriali è stimato in linea con i livelli del 2025, pari o superiore a 1,5 miliardi di euro.
Consegne sospese: la crisi mediorientale colpisce la logistica
Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, avviato il 28 febbraio scorso, ha reso impraticabili le rotte di consegna via mare e via terra verso i clienti della regione. Ferrari ha confermato la situazione con una nota ufficiale: “Stiamo seguendo con attenzione gli sviluppi in Medio Oriente e il possibile impatto sulla nostra attività. Al momento sono temporaneamente sospese alcune consegne in quella zona, pur continuando a gestire alcune consegne per via aerea.”
Nel corso del 2025, il gruppo ha distribuito complessivamente 13.640 vetture, di cui 6.346 nell’area Emea, che comprende Europa, Medio Oriente e Africa. L’assenza di dati disaggregati per singolo territorio rende però difficile stimare con precisione l’impatto della crisi sulle consegne destinate specificamente alla regione mediorientale.
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