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F1, ufficiale: cancellati gran premi di Bahrain e Arabia Saudita

Il conflitto in Medio Oriente ridisegna il calendario 2026 della F1: quattro settimane di pausa con pesanti ricadute tecniche ed economiche.
Il conto lo stanno ancora calcolando i direttori finanziari dei team, ma è già chiaro che la cancellazione dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita dal calendario 2026 di Formula 1 avrà effetti ben oltre la semplice perdita di due weekend di gara. Tra Suzuka e Miami si apre ora un vuoto di quattro settimane, imposto dalla situazione di sicurezza legata al conflitto in Medio Oriente. Le ricadute toccano le finanze dei team, la gestione delle power unit, la pianificazione tecnica e, sullo sfondo, la stabilità dell’intero finale di stagione.
Il danno economico: cifre e asimmetrie tra i team
Il primo effetto concreto è sul bilancio. Due gare eliminate significano minori introiti da redistribuire tra le squadre, in misura diversa a seconda della posizione di ciascuna nell’architettura del Patto della Concordia. Le stime indicano una perdita compresa tra 3,5 e 8 milioni di euro per team. Una parte verrà compensata dalle spese operative non sostenute per le due trasferte mancanti, ma il saldo rimane negativo.
L’asimmetria è l’elemento più rilevante: per i top team si tratta di un fastidio gestibile, mentre per le strutture con margini più stretti ogni variazione del flusso economico stagionale può diventare un problema strutturale reale.

Power unit, ADUO e aggiornamenti: la riorganizzazione tecnica
Sul fronte delle power unit, la cancellazione ha spostato una delle scadenze più delicate del nuovo regolamento 2026. Il sistema ADUO prevede che la FIA misuri la potenza dei motori termici alla sesta, dodicesima e diciottesima gara: i costruttori che risultino a oltre il 2% dal propulsore di riferimento ottengono sviluppo aggiuntivo e ore extra al banco prova. Con Bahrain e Jeddah fuori dal conteggio, il primo controllo slitta da Miami a Monaco, e alcuni motoristi stanno già chiedendo di posticiparlo ulteriormente fino a Montréal. In un anno in cui il peso della power unit è tornato centrale, questa finestra può ridisegnare gli equilibri dell’intera stagione.
C’è però un effetto favorevole: il chilometraggio stagionale complessivo scende da 18.000 a circa 16.500 chilometri. Con le tre unità motrici consentite dal regolamento, ogni km risparmiato si traduce in maggiore libertà nella gestione dei componenti e in un margine di affidabilità aggiuntivo. Sul piano aerodinamico, diversi team hanno scelto di congelare i componenti inizialmente destinati al Bahrain, prolungando invece il lavoro in galleria del vento in vista di Miami: il circuito di Sakhir era tradizionalmente il primo banco di prova per i pacchetti di aggiornamento più sostanziosi.
Perché sostituire le gare non era possibile
Trovare una soluzione alternativa si è rivelato impossibile. Restare a Suzuka per un secondo fine settimana avrebbe scaricato costi insostenibili sul promotore locale, costretto ad organizzare una gara supplementare con pochissimo preavviso. L’opzione europea era impercorribile per ragioni logistiche: i mezzi via terra e le hospitality di diversi team non sarebbero stati disponibili prima della fine di maggio, quando già i programmi puntavano su Monaco.
Stefano Domenicali, presidente e CEO della Formula 1, ha dichiarato: “Sebbene sia stata una decisione difficile da prendere, in questa fase è quella giusta, vista l’attuale situazione in Medio Oriente. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare la FIA e i nostri straordinari promotori per il loro sostegno e la loro totale comprensione. Non vediamo l’ora di poter tornare da loro, non appena le circostanze ce lo consentiranno”.
Restano formalmente confermati i Gran Premi di Qatar e Abu Dhabi, ma il contesto non permette di archiviare il tema: nelle ultime settimane il Golfo ha già registrato sospensioni di eventi sportivi, chiusure dello spazio aereo e criticità nell’area di Dubai. Nessuna decisione formale è in discussione, ma l’ipotesi che il finale di stagione possa trovarsi davanti a nuovi scenari non è affatto remota.
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