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Crisi Volkswagen: utile a picco e migliaia di posti di lavoro a rischio

Dazi americani, crisi cinese e costi di ristrutturazione travolgono i conti del gruppo tedesco, pronto a tagliare 50.000 posti entro il 2030.
Il 2025 si chiude con un bilancio pesante per il gruppo Volkswagen: l’utile operativo scende del 54% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 8,9 miliardi di euro. I dati presentati durante la conferenza sui risultati finanziari fotografano un’azienda sotto pressione su più fronti, alle prese con costi imprevisti e un mercato globale in profonda trasformazione. I ricavi totali si fermano a quasi 322 miliardi di euro, con un fatturato sostanzialmente stabile, mentre le consegne mondiali raggiungono circa 9 milioni di veicoli.
Fattori straordinari e crisi cinese alla radice del declino dei conti
Il management del gruppo ha individuato nelle misure tariffarie statunitensi uno dei principali fattori di deterioramento dei risultati, con ricadute sia dirette sulle esportazioni, sia indirette sulla catena di fornitura. A questi si aggiungono oneri di ristrutturazione più elevati del previsto, che hanno compresso ulteriormente i margini operativi.

Sul fronte asiatico, la crescita aggressiva dei costruttori locali cinesi ha sottratto quote di mercato significative al gruppo tedesco in quella che resta una delle arene competitive più importanti al mondo. A completare il quadro negativo, Porsche ha chiuso il 2025 con vendite in contrazione e un utile operativo quasi annullato, appesantendo i conti dell’intero gruppo.
Trenta nuovi modelli e previsioni prudenti per rilanciare il 2026
La strategia per l’anno in corso punta su una crescita del fatturato compresa tra lo 0 e il +3%, con un margine operativo lordo atteso tra il 4,0 e il 5,5% e un flusso di cassa netto stimato tra i 3 e i 6 miliardi di euro. Per stimolare la domanda, il gruppo ha pianificato il lancio di oltre 30 nuovi modelli distribuiti tra i vari marchi entro il 2027.
Il CEO Oliver Blume e il CFO Arno Antlitz hanno riconosciuto che il lavoro degli ultimi tre anni ha “riallineato il gruppo”, ma hanno indicato la riduzione dei costi come priorità imprescindibile per competere in uno scenario di mercato radicalmente cambiato. La misura più drastica riguarda l’occupazione: entro il 2030, il gruppo prevede l’eliminazione di circa 50.000 posti di lavoro in Germania, pari al 7,4% della forza lavoro complessiva.
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