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Autovelox, il sistema crolla: multe a rischio annullamento in tutta Italia

Autovelox illegittimi in tutta Italia: Napoli è la prima città fermata dalla prefettura, ma il problema riguarda oltre il 90% dei dispositivi attivi.
Un vuoto normativo che dura dal 1992 sta mandando in tilt il sistema di controllo elettronico della velocità in tutta Italia. Il decreto attuativo sull’omologazione degli autovelox non è mai stato emanato, e le conseguenze di questa lacuna trentennale si stanno scaricando ora su comuni, automobilisti e forze dell’ordine. I numeri del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono impietosi: su circa 11.000 dispositivi rilevati sul territorio nazionale, solo 3.800 risultano registrati sulla piattaforma ministeriale e poco più di 1.000 sono effettivamente omologati, meno del 10% del totale.
La Cassazione ridisegna le regole e i tribunali iniziano a condannare i comuni
Con l’ordinanza n. 10505/2024, la Corte di Cassazione ha tracciato un confine netto: omologazione e approvazione ministeriale non sono la stessa cosa. La prima richiede test in laboratorio, verifica della precisione e standard tecnici certificati. La seconda è un iter semplificato, privo di quelle garanzie. Questo principio sta già producendo effetti concreti nelle aule di giustizia: il giudice di pace di Sanremo ha annullato una multa del Comune di Ventimiglia, condannando l’ente anche per lite temeraria con due sanzioni aggiuntive da 500 euro ciascuna, rilevando che opporsi a ricorsi fondati sulla giurisprudenza della Cassazione “costituisce un abuso del processo”.
Codacons e Assoutenti parlano apertamente di una potenziale valanga di ricorsi da parte di chi ha ricevuto sanzioni da dispositivi non omologati.

Napoli prima città bloccata dalla prefettura, ma non sarà l’ultima
È in questo contesto che va letta la decisione del prefetto di Napoli Michele Di Bari: la sospensione di tutti i provvedimenti autorizzativi emessi tra il 2018 e il 2023 per i 67 dispositivi dell’area metropolitana, Ischia compresa. Prima ancora che un tribunale si esprimesse, è stata la prefettura a congelare tutto, in attesa di verificare la conformità tecnica degli apparecchi al regolamento interministeriale dell’11 aprile 2024, che impone l’adeguamento ai nuovi requisiti entro un anno dalla pubblicazione o la rimozione.
Luigi Altamura, comandante della Polizia locale di Verona e referente ANCI per Viabilità Italia, indica la strada: “Serve una linea uniforme da Agrigento a Bolzano. Solo così ci sarà chiarezza sia per i guidatori italiani sia per noi comandanti degli organi di polizia stradale”.
Il decreto arrivato a Bruxelles dopo tre decenni di attesa
Il 3 febbraio 2026 il governo ha notificato alla Commissione Europea, tramite la procedura TRIS, la nuova bozza di decreto sull’omologazione. Un testo precedente era stato ritirato a marzo 2025 nel giro di poche ore. La versione attuale stabilisce che l’omologazione del prototipo diventi l’unico titolo abilitante, con prove di laboratorio standardizzate e verifiche obbligatorie per tutta la vita utile del dispositivo. Bruxelles ha tempo fino al 4 maggio 2026 per valutarne la compatibilità con il diritto europeo; la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è attesa per maggio 2026.
Il nodo più controverso rimane l’Allegato B, che consentirebbe l’omologazione automatica per i dispositivi già approvati con il DM 13 giugno 2017. Il professor Leonardo Ferrara dell’Università di Firenze avverte che questa clausola rischia di violare il principio di legalità e di contraddire la Cassazione, che considera l’omologazione una verifica tecnico-pratica, non un atto meramente documentale.
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