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Il grande crollo di Stellantis: 22 miliardi di rosso, il conto più salato della sua storia

I conti del reset strategico di Filosa svelano un anno di profonde trasformazioni e sacrifici per azionisti e dipendenti.
Il 2025 di Stellantis si chiude con cifre che raccontano una rottura netta col passato. La decisione della nuova dirigenza di azzerare anni di scelte strategiche ritenute errate ha prodotto oneri straordinari per 25,4 miliardi di euro, trascinando il bilancio in un rosso complessivo da 22,3 miliardi. L’amministratore delegato Antonio Filosa ha inquadrato il tutto come il prezzo inevitabile di una sopravvalutazione della transizione elettrica e della necessità di tornare a offrire al cliente una gamma tecnologicamente plurale: elettrico, ibrido, termico. I dati di consuntivo ora disponibili aggiungono profondità a un quadro già noto nelle sue linee generali, con dettagli per regione e divisione che illuminano dove il gruppo soffre di più e dove invece reggono i fondamentali.
Fatturato in calo, ma la seconda metà dell’anno cambia passo
Con 153,5 miliardi di euro di ricavi netti, il gruppo segna un arretramento del 2% rispetto all’esercizio precedente. La causa principale non risiede nei volumi, ma in due fattori di contesto: l’andamento sfavorevole dei tassi di cambio e la pressione al ribasso sui listini che ha caratterizzato la prima metà dell’anno, quando le consegne sono scese del 7% a 2,66 milioni di unità.
Da luglio in poi il copione è cambiato. I volumi hanno accelerato dell’11%, raggiungendo 2,8 milioni di unità, e il fatturato ha ripreso a salire. “Nella seconda metà dell’anno abbiamo iniziato a vedere i primi segnali positivi di progresso, grazie ai risultati iniziali delle azioni intraprese per migliorare la qualità, alla solida esecuzione dei lanci della nostra nuova ondata di prodotti e al ritorno alla crescita del fatturato”, ha spiegato Antonio Filosa. Al netto delle componenti straordinarie, la perdita operativa adjusted si attesta a 842 milioni, contro un utile di 8,65 miliardi nel 2024.

Un mosaico geografico tra recuperi e tensioni
Il Nord America ha vissuto una seconda metà dell’anno in netta rimonta, con i volumi cresciuti del 39% grazie alla normalizzazione delle scorte e al rilancio commerciale legato al ritorno di motori molto richiesti dagli americani, a partire dagli Hemi. Su dodici mesi, però, il saldo rimane negativo sul fronte reddituale: le consegne salgono del 3% a 1,47 milioni di unità, ma i ricavi scendono del 4% a 60,96 miliardi per l’effetto combinato di promozioni più costose e dazi statunitensi, con una perdita operativa di 1,89 miliardi a fronte di un utile di 2,66 miliardi nel 2024.
L’Europa sconta una domanda più debole (-3% le consegne, a 2,49 milioni) e una guerra dei prezzi sempre più aggressiva: i ricavi calano del 3% a 57,7 miliardi e il risultato operativo vira in rosso per 651 milioni, penalizzato anche da costi legati a richiami e sanzioni sulle emissioni. In controtendenza il Sud America, unica area a confermare solidità con volumi +10% e ricavi +2%, seppur con un utile operativo in contrazione a 1,96 miliardi per le svalutazioni di real e peso. La Maserati resta il dossier più complesso: consegne scese da 11.300 a 7.900 unità, ricavi da 1,04 miliardi a 726 milioni. La perdita operativa migliora leggermente, da 260 a 198 milioni, grazie al contenimento dei costi, ma il marchio sconta la riduzione della gamma decisa dalla precedente gestione, i dazi USA e la frenata degli acquisti di lusso in Cina.

Nessun dividendo, nessun bonus: il rilancio ha un costo sociale
Le risorse del gruppo sono interamente vincolate ai programmi di recupero operativo, e questa scelta si traduce in sacrifici concreti per due categorie distinte. Gli azionisti non riceveranno dividendi: il consiglio di amministrazione ha approvato la proposta di Filosa di sospendere la distribuzione per concentrare ogni euro disponibile sul rilancio. I dipendenti, in quasi tutti i Paesi di presenza del gruppo, non vedranno il premio di risultato: Stellantis ha comunicato alle organizzazioni sindacali italiane il mancato raggiungimento della soglia minima di margine operativo europeo necessaria per l’erogazione. Fanno eccezione le aree di Sud America, Africa e Medio Oriente.
La richiesta sindacale di riconoscere almeno un pagamento una tantum è stata respinta, con la motivazione che tutte le risorse sono oggi impegnate nel “tentativo di rilanciare l’azienda, di salvaguardare tutti gli stabilimenti italiani e di superare il ricorso agli ammortizzatori sociali”. Per il 2026 il gruppo attende ricavi e margine operativo in crescita, con flussi di cassa tornati positivi. Tra i modelli chiamati a sostenere la ripresa: Jeep Cherokee, Dodge Charger SixPack, Ram 1500 Hemi V8, Ram Dakota, Citroën C5 Aircross EV, Jeep Compass EV e Fiat 500 Hybrid. “Nel 2026 il nostro focus sarà continuare a colmare i gap di esecuzione del passato, accelerando ulteriormente verso un ritorno a una crescita profittevole”, ha concluso Filosa.
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