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Mazzata Tesla: il gigante dell’elettrico è diventato un caso da manuale

Tesla perde terreno in Europa: tredici mesi consecutivi di calo delle immatricolazioni mentre BYD avanza con una crescita del 175% nel Vecchio Continente.
L’apertura del 2026 non porta buone notizie per il settore automotive europeo: a gennaio le vendite di nuove auto nei paesi dell’Unione Europea, con l’aggiunta del Regno Unito, hanno segnato un arretramento del 3,5% su base annua. In questo scenario già fragile, nessun costruttore appare in difficoltà quanto Tesla, che chiude il mese con appena 8.075 immatricolazioni e una perdita del 17%. I numeri pubblicati dall’ACEA tracciano un quadro che va oltre la semplice congiuntura negativa.
Un declino che dura da oltre un anno
La flessione di gennaio non nasce dal nulla: per Tesla si tratta del tredicesimo mese di fila con risultati in territorio negativo. Un dato che esclude letture semplicistiche legate al solo rallentamento del mercato, poiché altri brand operano nelle stesse condizioni ottenendo risultati ben diversi.
Il problema non riguarda solo l’Europa. Negli Stati Uniti, Tesla fatica a difendere la propria presenza con una quota di mercato ferma allo 0,8%, una cifra che racconta quanto il brand di Palo Alto abbia perso la centralità che lo contraddistingueva fino a pochi anni fa.

Il modello BYD conquista Europa e Stati Uniti
La crescita del costruttore cinese BYD offre il contraltare più eloquente alle difficoltà di Tesla. Nel Vecchio Continente il brand ha moltiplicato le proprie vendite del 175%, puntando su una proposta commerciale che abbraccia tanto i veicoli puramente elettrici quanto i modelli ibridi. Una scelta di gamma che premia, intercettando una domanda che non si è convertita completamente alla sola trazione a batteria.
La progressione di BYD ha già prodotto un sorpasso concreto: il suo market share supera oggi quello di Tesla anche sul suolo americano. Le ambizioni future sono altrettanto concrete, con un piano produttivo da 4,6 milioni di unità l’anno che potrebbe portarlo a insidiare Stellantis nei volumi globali.
Gamma ridotta e clima aziendale sotto accusa
Ad aggravare il momento di Tesla concorrono due ulteriori fattori critici. Il primo riguarda lo stabilimento tedesco, coinvolto in un caso che ha portato alla luce un presunto clima lavorativo tossico, con ricadute significative sull’immagine del marchio in uno dei mercati europei più importanti.
Il secondo ha a che fare con la gamma di prodotto: Model S e Model X sono state ritirate dalla commercializzazione senza che nuove versioni siano state presentate in sostituzione. L’assenza di un ricambio generazionale nei segmenti di punta lascia un vuoto difficile da giustificare proprio nel momento in cui la concorrenza accelera.
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