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Incentivi auto 2026: il governo finanzia tutto tranne le vetture nuove

Il governo stanzia 1,6 miliardi per l’automotive: la maggior parte dei fondi andrà alle imprese, solo 400 milioni ai cittadini per bonus e leasing sociale.
L’esecutivo rimette sul piatto risorse significative per il settore automobilistico, ma stavolta senza incentivi diretti per comprare vetture nuove. La cifra complessiva ammonta a 1,6 miliardi di euro, da erogare nell’arco temporale 2026-2030, attingendo dalle disponibilità residue del piano Draghi 2022, precedentemente congelate dall’attuale governo nell’autunno scorso.
La distribuzione delle risorse presenta uno squilibrio evidente: soltanto 400 milioni finiranno nelle tasche dei consumatori, mentre la quota preponderante, pari a 1,2 miliardi, verrà convogliata verso produttori e fornitori di componenti. L’annuncio è arrivato dal ministro Adolfo Urso nel corso dell’incontro del 30 gennaio dedicato al comparto.
Cinque canali di sostegno per chi compra
Chi pensa di acquistare un veicolo potrà accedere a diverse forme di agevolazione. Per l’installazione di punti di ricarica domestici sono previsti 40 milioni spalmati sui cinque anni. Il noleggio a lungo termine di vetture elettriche beneficerà di 50 milioni attraverso il meccanismo del leasing sociale.
Chi preferisce adattare il proprio veicolo a benzina potrà convertirlo a GPL o metano grazie a 20 milioni destinati al retrofit. Il segmento delle due ruote e quadricicli elettrici vedrà un’iniezione consistente: oltre ai 30 milioni del 2026, arriveranno ulteriori 90 milioni fino al 2030. I furgoni commerciali leggeri a basse emissioni potranno contare sulla fetta maggiore, con 200 milioni complessivi.

Produttori e componentistica: ricerca e fabbriche al centro
Le aziende del settore potranno attingere alla parte più corposa degli stanziamenti. Ben 750 milioni finanzieranno progetti di ricerca e sviluppo tecnologico mediante gli “accordi per l’innovazione”, strumento pensato per accelerare l’evoluzione del comparto. Parallelamente, 450 milioni sosterranno espansioni produttive attraverso i “Contratti di sviluppo”, favorendo nuovi impianti e modernizzazione delle strutture esistenti.
L’operatività delle misure dipende da un decreto che Palazzo Chigi sta ancora preparando. L’obiettivo dichiarato è evitare le lungaggini del 2024, quando i fondi promessi arrivarono con ritardi di mesi. Resta in sospeso anche il capitolo ciclomotori: i 30 milioni già allocati per quest’anno verranno rivisti e integrati attingendo dai 400 milioni riservati ai privati, come emerso già a fine gennaio.
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