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Basta sigle complicate: ecco perché le elettriche avranno nomi più semplici

Le Case auto rivedono la strategia di naming per i modelli elettrici, sostituendo sigle criptiche con denominazioni familiari mutuate dalle gamme tradizionali.
I marchi automobilistici stanno ripensando il modo in cui battezzano i loro veicoli a batteria. Dopo aver investito anni nello sviluppo di tecnologie avanzate, sistemi di ricarica rapida e maggiore autonomia, i costruttori si trovano ora a fare i conti con un problema apparentemente banale: le denominazioni troppo articolate allontanano i potenziali acquirenti. Sigle complesse come Mercedes-Benz GLC 400 4Matic with EQ Technology o Toyota bZ4x rischiano di confondere invece di attrarre. La soluzione? Tornare a nomi semplici e riconoscibili, attingendo al patrimonio dei modelli tradizionali per costruire un ponte verso la nuova era elettrica.
Volkswagen abbandona le sigle numeriche
Il gruppo tedesco sta per compiere una svolta nella comunicazione dei suoi modelli a zero emissioni. Secondo indiscrezioni del sindacato IG Metall rilanciate da Automotive News, il SUV compatto ID.4 prenderà il nome di ID. Tiguan, richiamando uno dei bestseller della casa. Non si tratta di un caso isolato: Volkswagen ha annunciato una revisione completa della strategia per l’intera linea elettrica.
L’obiettivo dichiarato dal portavoce aziendale consiste nel creare un collegamento più diretto tra le gamme tradizionali e quelle elettrificate, facilitando la comprensione di dimensioni e posizionamento. Il concept ID. 2all, ad esempio, diventerà ID. Polo quando arriverà sul mercato. Le sigle puramente numeriche come ID.3, ID.4 e ID.7 sono destinate a scomparire, sostituite da denominazioni che richiamano modelli già consolidati nell’immaginario collettivo degli automobilisti.

Da Stoccarda a Tokyo, stessa strategia
Mercedes-Benz sta rivedendo il proprio approccio dopo varie sperimentazioni. I primi progetti come EQE ed EQS rappresentavano alternative dirette a Classe E e Classe S, mentre le proposte successive hanno adottato formule più articolate. La versione elettrica della Classe G, per esempio, porta il nome G580 with EQ Technology: una definizione decisamente verbosa.
Il cto Markus Schäfer ha spiegato a Edmunds che distinguere in modo così netto elettrico e termico non è più necessario. Le prossime proposte a batteria potrebbero adottare lo stesso schema alfanumerico dei modelli a combustione, eventualmente arricchito dalla parola “Electric”. Anche Toyota si muove nella medesima direzione. Il marchio giapponese ha eliminato la dicitura “Prime” dai suoi ibridi ricaricabili: RAV4 Prime e Prius Prime sono ora semplicemente RAV4 Plug-In Hybrid e Prius Plug-In Hybrid. Un cambio ancora più radicale ha coinvolto il crossover elettrico, dove la sigla bZ4x è stata sostituita dal più immediato bZ, sintesi di “beyond zero”.
Audi e Volvo cercano il proprio equilibrio
Il marchio di Ingolstadt ha testato diverse soluzioni prima di trovare una formula efficace. Il primo SUV elettrico moderno era stato presentato come e-tron, poi rinominato Q8 e-tron. Per un breve periodo, Audi aveva stabilito che i modelli elettrici avrebbero portato numeri pari mentre quelli tradizionali dispari, ma questa distinzione è stata rapidamente accantonata. Le future proposte a batteria potrebbero condividere gli stessi nomi delle versioni termiche, integrate dalla dicitura “e-tron”.

Volvo ha scelto invece un percorso differente. La XC40 Recharge si chiama ora EX40, seguendo uno schema che il costruttore svedese sta applicando progressivamente: EX90, EX60, EX30. I modelli a benzina e ibridi plug-in conservano invece la lettera “XC”. Questi aggiustamenti, pur sembrando minimi, puntano a ridurre la percezione di “estraneità” delle vetture elettriche, sfruttando la familiarità dei nomi per generare fiducia in una tecnologia ancora vista con diffidenza da molti acquirenti.
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