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Crisi auto Germania: perdite record non si vedevano dal 2009

La Germania paga il prezzo più alto della crisi automotive globale con profitti ai minimi dal 2009 mentre la Cina premia i marchi nazionali.
Suzuki conquista il primato mondiale per redditività nel terzo trimestre 2025, con un margine del 9,2% che supera colossi come BMW (7%) e Toyota (6,8%). Un risultato che stride con la crisi profonda del settore: i profitti complessivi delle 19 principali case automobilistiche analizzate da Ernst & Young sono crollati del 37%, fermandosi a 18,9 miliardi di euro.
È il dato peggiore dal 2018, con un margine medio di appena il 3,9% – il livello più basso dell’ultimo decennio. La Germania vive la situazione più drammatica: i suoi costruttori hanno bruciato il 76% degli utili, tornando ai valori della crisi finanziaria del 2009.
Un puzzle economico: fatturati in crescita, profitti in caduta
Il paradosso del settore emerge chiaramente dai numeri globali. Le vendite sono salite del 3,8% e i ricavi del 4,1%, eppure la capacità di generare profitto è crollata. Dal 2023 a oggi la redditività dei principali gruppi si è più che dimezzata. Per i tedeschi la situazione è ancora più grave: volumi di vendita e fatturato sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente non hanno impedito l’evaporazione dei guadagni.
La differenza rispetto al 2009 è sostanziale: allora fu la crisi bancaria a bloccare gli acquisti, oggi il problema nasce da costi crescenti e da una rivoluzione strutturale del mercato.

Il terremoto cinese e l’ascesa dei brand locali
La Cina si conferma l’epicentro della crisi tedesca. I produttori tedeschi hanno perso dieci punti percentuali di quota di mercato in cinque anni: dal 39% del 2020 al 29% del 2025. Nel solo terzo trimestre le loro vendite in Cina sono calate del 9%.
Constantin Gall, esperto automotive di EY, identifica il nodo cruciale: “Il mercato cinese è attualmente estremamente competitivo e i veicoli premium si vendono peggio rispetto agli anni precedenti. Soprattutto, le vendite di auto elettriche sono in forte crescita e, in questo caso, i cinesi preferiscono chiaramente i marchi nazionali alle aziende occidentali affermate”. La transizione elettrica premia i costruttori locali, che dominano un segmento in rapida espansione.
Il nuovo equilibrio mondiale del settore
Le tre case cinesi analizzate – BYD, Geely e Great Wall Motors – hanno fatto segnare una crescita del 13% nelle vendite e del 7% nel fatturato, pur registrando una flessione degli utili del 14%. I costruttori giapponesi hanno perso l’1% nei volumi, ma mantengono performance complessive migliori dei tedeschi. Questi ultimi hanno fatto peggio di tutte le altre nazioni del settore per fatturato, utili e margini.
L’unico dato positivo riguarda le vendite di autovetture, dove superano i competitor nipponici. La maggior parte delle aziende analizzate ha visto ridursi i propri margini rispetto all’anno precedente, segnalando una crisi sistemica che va oltre i confini nazionali.
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