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Autovelox non omologati: la decisione della Corte dei Conti sorprende

Autovelox, la Corte dei Conti respinge la richiesta: il limbo giuridico che paralizza i Comuni italiani resta senza una soluzione definitiva.
La Corte dei Conti ha respinto la richiesta di chiarimenti avanzata dal Comune di Montefiascone, in provincia di Viterbo, sulla questione degli autovelox non omologati. Con la deliberazione 113/2025/PAR, depositata il 17 novembre 2025, la sezione regionale di controllo per il Lazio ha dichiarato inammissibile l’istanza di parere, poiché la materia non riguarda la contabilità pubblica ma il Codice della strada.
L’amministrazione comunale aveva chiesto se fosse legittimo continuare a utilizzare dispositivi non omologati e se le spese legali liquidate dal Giudice di Pace a favore degli automobilisti vittoriosi nei ricorsi costituissero un danno erariale. La mancata risposta lascia inalterato il limbo giuridico che da mesi paralizza l’utilizzo degli autovelox in numerosi Comuni italiani.
Una questione aperta dal 1993
Il nodo degli autovelox affonda le radici nel 1993, anno di entrata in vigore dell’attuale Codice della strada. L’articolo 142 comma 6 stabilisce che le rilevazioni della velocità sono valide solo se effettuate con apparecchiature debitamente omologate, attraverso una procedura lunga e complessa. Nel corso degli anni, diverse circolari ministeriali hanno interpretato diversamente la norma, ritenendo sufficiente la semplice approvazione degli strumenti, ottenibile con un procedimento molto più rapido.
Questa divergenza interpretativa tra la fonte primaria di legge (il Codice della strada) e le fonti secondarie (le circolari) ha generato incertezza tra amministrazioni locali e automobilisti, senza mai trovare una risoluzione definitiva da parte del legislatore.

L’ordinanza della Cassazione che ha cambiato tutto
Ad aprile 2024, la Cassazione ha riacceso il dibattito con l’ordinanza 10505, stabilendo che è necessaria l’omologazione degli autovelox per la validità delle multe. Secondo la Corte, il Codice della strada, in quanto fonte primaria, prevale sulle circolari ministeriali. Questa pronuncia è stata seguita da una decina di ordinanze analoghe, creando un precedente giuridico significativo.
Di conseguenza, numerosi Giudici di Pace hanno iniziato a cancellare i verbali impugnati dai ricorrenti, riconoscendo l’illegittimità delle sanzioni comminate con dispositivi privi di omologazione. Diversi Comuni hanno quindi deciso di spegnere gli autovelox in via precauzionale, in attesa di indicazioni chiare dal Governo, temendo un contenzioso oneroso e potenziali responsabilità erariali per le amministrazioni.
Il censimento degli autovelox e l’incertezza giuridica
Il ministero delle Infrastrutture ha reagito imponendo ai Comuni il censimento degli autovelox: solo i dispositivi censiti potranno essere utilizzati per accertare le violazioni al limite di velocità. Questa misura, pur rappresentando un tentativo di fare chiarezza, non ha risolto l’incertezza giuridica di fondo. La mancanza di una risposta definitiva da parte della Corte dei Conti lascia gli enti locali esposti a rischi legali e finanziari, mentre gli automobilisti continuano a impugnare le multe con percentuali di successo crescenti.
La situazione attuale risulta deleteria per la sicurezza stradale, poiché molti dispositivi restano inattivi e i Comuni sono costretti a sospendere i controlli automatici della velocità, in attesa di un intervento normativo risolutivo che chiarisca una volta per tutte quali autovelox possano essere considerati legittimi.
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