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Allarme rosso per l’automotive tedesco: è la crisi più grave dal 2011

Automotive tedesco al collasso: occupazione ai minimi dal 2011, Volkswagen e i grandi marchi annunciano tagli massicci fino al 2030.
Il settore automotive tedesco affronta una delle crisi più severe della sua storia recente. I dati ufficiali dell’ufficio federale di statistica rivelano un crollo occupazionale senza precedenti: a fine settembre erano 721.400 i dipendenti dell’industria automobilistica tedesca, il livello più basso da metà 2011.
In soli dodici mesi sono stati eliminati 48.700 posti di lavoro, con un calo del 6,3% che supera di gran lunga quello di qualsiasi altro settore manifatturiero del Paese. Una velocità di riduzione del personale che non si registrava da oltre un decennio e che colpisce il cuore dell’economia di quella che era considerata la “Locomotiva d’Europa”.
Volkswagen guida la ristrutturazione con tagli massicci
Il gruppo Volkswagen è in prima linea in questa ondata di ridimensionamento. Dal 2023, il colosso di Wolfsburg ha già ridotto di oltre 11.000 unità la forza lavoro nelle sue dieci sedi tedesche. Ma il piano è ancora più ambizioso: l’obiettivo è eliminare 35.000 posizioni entro il 2030, di cui oltre 25.000 già concordate con le rappresentanze sindacali attraverso esodi volontari e prepensionamenti.
L’azienda non è isolata in questa strategia. Marchi di prestigio come Audi e Porsche, insieme a Ford e al gigante della componentistica Bosch, stanno attuando politiche analoghe. Le cause sono molteplici: i dazi americani pesano sui bilanci, i produttori cinesi di veicoli elettrici conquistano quote di mercato sempre più ampie, mentre la carenza di microchip continua a complicare la produzione.

L’intera manifattura tedesca in difficoltà
La crisi dell’automotive si inserisce in un contesto industriale tedesco più ampio e preoccupante. Cyrus de la Rubia, capo economista della Hamburg Commercial Bank, ha dichiarato che “la recessione prolungata nel settore industriale si riflette chiaramente nelle tendenze occupazionali”.
I numeri confermano questa analisi: l’intero comparto manifatturiero tedesco ha perso 120.300 dipendenti nell’ultimo anno, scendendo a 5,43 milioni con un calo del 2,2%. L’automotive, con il suo -6,3%, si distingue negativamente anche in questo quadro già critico. Nonostante le difficoltà, il settore mantiene la seconda posizione nella manifattura tedesca per numero di occupati, superato solo dall’ingegneria meccanica con circa 934.200 addetti, una posizione che rende ancora più significativa la profondità della crisi attuale.
Segnali contrastanti sul futuro del settore
In questo scenario complesso emergono alcuni segnali potenzialmente positivi. L’indagine condotta dall’istituto economico ifo a ottobre ha registrato un miglioramento del clima imprenditoriale nel settore automotive. L’indice è salito a -12,9 punti rispetto ai -21,3 di settembre, un balzo che suggerisce una possibile inversione di tendenza. Resta da capire se questo miglioramento della fiducia si tradurrà in una ripresa concreta oppure se rappresenta solo una pausa temporanea prima di ulteriori trasformazioni.
Il settore automobilistico tedesco, pilastro storico dell’economia nazionale, sta attraversando una fase di ridefinizione profonda. Le scelte strategiche prese in questi mesi daranno forma al futuro di un’industria che deve reinventarsi per affrontare la transizione elettrica, la competizione globale e le trasformazioni tecnologiche in corso.
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