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Tracollo Volkswagen: licenziamenti di massa e grido d’aiuto all’Unione Europea

Il colosso tedesco guadagna 4 miliardi di euro ma chiede sussidi e infrastrutture a Bruxelles e prepara licenziamenti di massa.
Il Gruppo Volkswagen chiude il primo semestre 2025 con 4 miliardi di euro di utili netti, ma il CEO Oliver Blume lancia un appello urgente all’Unione Europea per ottenere sostegno pubblico alla transizione elettrica.
Il paradosso è evidente: mentre chiede incentivi statali e investimenti in infrastrutture di ricarica, l’azienda annuncia 46.500 licenziamenti tra i marchi Volkswagen, Audi e Porsche. La richiesta solleva interrogativi sulla sostenibilità sociale di una strategia che privatizza i profitti e socializza i costi.
La richiesta di sostegno pubblico per la mobilità elettrica
Blume non lascia spazio a interpretazioni: in un’intervista all’agenzia tedesca DPA, il CEO afferma che l’Europa deve garantire “misure convincenti” per accelerare l’elettrificazione. L’agenda include il potenziamento delle infrastrutture di ricarica in aree urbane e rurali, la riduzione delle tariffe energetiche e l’introduzione di programmi di sovvenzioni robusti.
Secondo Blume, senza un intervento coordinato tra politica, industria e società, il settore automobilistico europeo rischia il collasso. Il gruppo può vantare che “un veicolo su cinque” è già elettrificato, ma sostiene che questo risultato non basta senza un massiccio supporto pubblico che renda l’auto elettrica accessibile ai cittadini europei.

Licenziamenti di massa nonostante i miliardi di profitti
Mentre rivolge l’appello a Bruxelles, Volkswagen prepara una ristrutturazione che colpirà quasi 47.000 lavoratori: 35.000 tagli al marchio principale Volkswagen, 7.500 in Audi e 4.000 in Porsche. L’azienda giustifica la misura con la necessità di preservare la redditività in un mercato sempre più competitivo, dove la concorrenza cinese avanza e le vendite tedesche calano del 20% in cinque anni.
Gli utili del primo semestre 2025, pur attestandosi a 4,005 miliardi di euro, registrano un calo del 36,5% rispetto all’anno precedente. Particolarmente pesante la situazione in Porsche, dove Blume ricopre anche il ruolo di CEO: i profitti del marchio sono crollati del 66% nel primo semestre. La dirigenza parla di “periodi turbolenti” e “misure di adeguamento”, ma per migliaia di famiglie significa perdere lo stipendio.
Il piano industriale tra Spagna, Portogallo e sfida alla Cina
Per contrastare i costi di produzione orientali, Volkswagen punta su nuovi stabilimenti europei: la ID. Cross 2026 sarà prodotta a Navarra, in Spagna, mentre la ID. Every1 arriverà nel 2027 dal Portogallo. Blume sostiene che questi impianti possono competere con i costi dell’Est Europa e della Cina, rappresentando una risposta concreta alla crisi della Germania automobilistica.
Il doppio ruolo di Blume alla guida sia di Volkswagen sia di Porsche non sarà permanente: al suo posto in Porsche dovrebbe subentrare Micheal Leiters, ex CEO di McLaren. La strategia del gruppo si muove su due binari: da un lato l’elettrificazione accelerata, dall’altro il taglio drastico dei costi attraverso riduzioni di personale che colpiscono i principali mercati europei.
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