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Schumacher, fan preoccupati: il segreto che non può essere svelato
Nelle ultime ore è stato svelato un segreto sul passato di Michael Schumacher in Ferrari. Chi è stato a rivelarlo? Tutti i dettagli.

Uno dei più grandi piloti della storia della Formula 1 è, senza dubbio, Michael Schumacher. Il sette volte campione del mondo, dopo aver vinto i suoi primi due titoli con Flavio Briatore alla Benetton, a metà degli anni Novanta è passato in Ferrari e a Maranello ha lasciato il segno nel cuore di tutti i tifosi della Rossa.
Schumi ha vinto ben cinque titoli mondiali consecutivi fra il 2000 e il 2004, dando vita a battaglie epiche in pista e a una moltitudine di successi. Dopo un primo ritiro dalle corse, avvenuto nel 2006, Schumi è tornato in pista con la Mercedes nel 2010 prima di dire definitivamente basta nel 2012. Il suo incidente sulle piste di sci del dicembre 2013, però, ha cambiato per sempre la sua vita e da quel momento in poi vive circondato solo dall’affetto dei suoi cari e le sue condizioni sono top secret.
Ma quale segreto sul suo conto è stato da poco rivelato? Ecco tutti i dettagli su questo argomento specifico.
Il segreto di Schumi ai tempi della Ferrari: che rivelazione
Mattia Binotto, ex team principal della Ferrari e attuale direttore operativo e responsabile tecnico della Sauber, è stato intervistato da Umberto Zapelloni per Il Giornale. Binotto ha avuto un ruolo attivo in Ferrari dal 1995 e, dunque, ha vissuto in pieno tutti gli anni d’oro di Schumi con la Rossa. Ecco che cosa ha rivelato sul suo conto.

Binotto ha detto la sua in merito al recente dossier inviato da Lewis Hamilton ai tecnici della Ferrari. L’ex team principal della Rossa ha ammesso che anche Schumacher tre decenni fa si comportò allo stesso modo: “Michael non era solo un pilota, ma un leader per attitudine e mentalità. Tra lui, Todt e Montezemolo c’era sicuramente uno scambio continuo, molto confronto. Ma tutto restava all’interno del loro cerchio“.
E ancora: “Quella Ferrari ha fatto letteralmente scuola. C’erano persone straordinarie che mi hanno insegnato molto come mentalità, come approccio, come organizzazione. Ancora oggi mi chiedo: ma cosa farebbero loro in questa situazione? Penso al presidente Montezemolo, a Todt, a Ross e naturalmente a Michael”.
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