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Truffa dello specchietto: automobilisti nel panico, ecco come difendersi

Un complice nascosto, uno specchietto già rotto e la paura del momento: così i truffatori ingannano chi è alla guida ogni giorno.
Sulle strade italiane persiste una delle truffe più longeve ai danni degli automobilisti: il cosiddetto raggiro dello specchietto. Il copione è sempre lo stesso: un rumore improvviso, un’auto che si affianca lampeggiando, un conducente che scende furioso e indica uno specchietto danneggiato. In pochi secondi, la vittima si ritrova sotto pressione, convinta di aver causato un incidente, e viene spinta a risolvere la situazione pagando immediatamente in contanti. La truffa ha successo nel 42% dei casi, con differenze significative tra uomini e donne.
Come è orchestrata la messa in scena
Nulla in questo raggiro è lasciato al caso. Il rumore che la vittima sente durante la guida non proviene da alcun contatto tra veicoli: nella maggior parte dei casi si tratta di una lattina vuota o di un sasso lanciato da un complice nascosto a bordo strada, oppure dal truffatore stesso. Lo scopo è simulare un urto convincente.
Il danno allo specchietto dell’altra auto, poi, è già preesistente. I malviventi utilizzano spesso componenti già rotti, a volte trattati con gesso o vernice dello stesso colore del veicolo della vittima, in modo da rendere plausibile l’ipotetico contatto. Tutto è progettato per mettere in difficoltà un automobilista colto di sorpresa e sotto pressione psicologica.

Perché gli uomini cadono nel tranello più delle donne
I dati mostrano una differenza di genere rilevante: tra le donne, la percentuale di chi cede alla truffa si ferma al 35%, mentre tra gli uomini raggiunge il 48%. La spiegazione è psicologica: molti uomini tendono a voler chiudere rapidamente la questione senza coinvolgere le autorità, per evitare lungaggini burocratiche o per il timore di dover ammettere un errore di guida davanti alla propria compagnia assicurativa.
Il truffatore punta esattamente su questo meccanismo: la paura del Malus e il conseguente aumento del premio RC Auto rendono la vittima più disposta ad accettare una soluzione informale. La proposta arriva puntuale: “Se facciamo intervenire l’assicurazione i premi aumentano a entrambi. Mi dia 50 o 100 euro e la chiudiamo qui”. Un’offerta che, nel momento di confusione, appare quasi ragionevole.
Le tre mosse per neutralizzare la truffa
La prima contromossa è tirare fuori il modulo CID, il modulo di constatazione amichevole. La sola richiesta di documentazione ufficiale è in grado di smontare la truffa: se il presunto danneggiato inizia ad accampare scuse, come la fretta o la mancanza di documenti, la natura fraudolenta della situazione diventa evidente.
Il secondo strumento è altrettanto efficace: pronunciare la frase “Chiamiamo la Polizia Stradale per i rilievi, così siamo tutelati entrambi”. Nella quasi totalità dei casi, il truffatore risale in auto e si allontana in pochi secondi.
Se l’interlocutore assume un atteggiamento aggressivo, la terza regola è non scendere dal veicolo, tenere le portiere chiuse e contattare il 112. Se possibile, è utile fotografare la targa del veicolo sospetto per fornire un elemento concreto alle forze dell’ordine.
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